Il Rientro storia erotica incontri erotici

Tornando verso casa, arrabbiandomi come al solito con l’aria condizionata della mia vecchia auto, mi vennero in mente le parole di Lino espresse poco prima…
“Oggi che abbiamo finito prima, ricordatevi di telefonare a vostra moglie prima di rincasare… Serve per evitare spiacevoli sorprese… HA HA HA !!!”.
Il lato burlone e scherzoso di Lino prevaricava sempre sul suo modo di essere. Alla battuta, scattò naturalmente una fragorosa risata da parte di tutti, alimentata anche dal fatto che lui in quel momento aveva il cellulare aperto e stava proprio telefonando alla moglie…
Rincasare alle tre del pomeriggio sembrava come avere un’altra giornata intera disponibile. Sarebbe stato interessante poterla sfruttare in modi diversi. A me, veniva solo in mente di potermi sdraiare sul letto e recuperare alcune ore di sonno perdute malamente nelle ultime quattro serataccie passate con amici…
In più con quel caldo…
Sfilai le scarpe e tolsi la maglietta di cotone completamente fradicia di sudore. Mi lavai polsi e fronte sul lavatoio della lavanderia. Mi asciugai piano e mi diressi verso la cucina. Cercai qualcosa di fresco nel frigo. Trovai The. Era perfetto. Ne bevvi due bicchieri. Poi salii piano le scale.
I gradini erano freschi sotto i miei piedi nudi. Udivo un curioso e strano bisbiglio. Quasi un debole ansimare. Pareva venisse da fuori. Quando girai l’angolo per dirigermi verso il bagno, per fare la doccia, passai davanti alla porta della camera da letto.
Capii immediatamente da dove proveniva quel curioso rumore…
Mia moglie aveva nel letto un uomo. I due stavano a carponi. L’uno sull’altra. Miriam con i gomiti appoggiati sul letto abbracciava forte un cuscino. Teneva basse le spalle, così che l’arco teso costruito sulla colonna vertebrale spingeva in alto il suo culo da favola, ancor più valorizzato dalla posizione oscenamente divaricata delle gambe. Il maschio da dietro aveva trovato la strada per il paradiso. In quel paradiso ci aveva infilato il suo grosso pene. E lo stava facendo funzionare a meraviglia…
I due, che mi davano le spalle, non si erano accorti della mia presenza… troppo indaffarati…
Lo capii dal ricercarsi delle loro mani. Dall’intrecciarsi dei loro arti. Dal respiro affannoso di mia moglie. La cosa tra l’altro andava avanti da un po’ di tempo. I corpi erano troppo sudati per aver cominciato da poco.
Osservavo la scena completamente pietrificato. Senza avere la forza di compiere nulla. Ero rimasto sbigottito dalla violenta emozione che mi ero procurato guardando quello che stava accadendo davanti ai miei occhi.
Quell’uomo stava prendendo Miriam in modo solenne ma altrettanto delicato. Premeva dentro mia moglie molto dolcemente. Le sue, quasi, non erano spinte ma carezze viscerali. Prima si ergeva sopra di lei cercandola nel suo intimo profondo, poi si stendeva sopra la sua schiena mordendole le spalle e baciandole il collo sottile. Mia moglie si limitava ad accompagnarlo in quel ballo travolgente di passione. Teneva sempre una mano sulla testa per tenere raccolti i lunghi capelli neri. La magia di quei movimenti mi stupiva e mi uccideva l’anima un po’ alla volta…
Quando l’uomo le era completamente sopra, potevo osservare benissimo il suo pene farsi strada delicatamente dentro al suo corpo.
Le grandi labbra perfettamente schiuse, la carne rosea e lucida per l’abbondante secrezione, la peluria del pube completamente inzuppata, il lento scivolare delle gocce di rugiada tra le cosce tese di Miriam…
La forza di quell’immagine mi faceva sentire derubato di un pezzo di vita. Il vuoto si stava impossessando della mia esistenza. La mortificazione mi prese allo stomaco. Vacillai all’indietro per via di un forte giramento di testa. Mi appoggiai piano al muro che avevo alle spalle. Mi accorsi solo allora di aver trascorso l’ultimo minuto completamente in apnea.
Cercai di riorganizzare le idee, quando il maschio sfilò il suo pene da mia moglie. Con grande adorazione si chinò dietro di lei e cominciò a passarle la lingua tra le cosce. Pensavo volesse raccogliere e nutrirsi del suo miele. Sarebbe stato nobile da parte sua. Invece lui aveva tutt’altro per la testa. La lingua la fece scivolare dentro al buchetto più impertinente della mia donna. Lo scopo era quello di farla rilassare il più possibile. La stava preparando ad una penetrazione anale e mia moglie lo lasciava fare completamente rapita dai sensi e dalle percezioni. Appena raggiunta una discreta dilatazione, si alzò piano, le puntò il pene duro e la penetrò lentamente, ascoltando ogni sua richiesta, assecondando ogni sua esigenza…
La cura con cui si stava fottendo la mia donna mi fece impazzire di dolore. Dovevo fermare in qualche modo quella tortura. Mi gettai contro di loro quasi ad occhi chiusi. Presi per le spalle lui che si girò violentemente verso di me. Avrei voluto gridargli in faccia prendendolo per la gola, ma… non aveva la faccia…. Anzi non aveva la testa…
Particolare questo che mi doveva essere sfuggito durante le scene precedenti. L’azione a quel punto fu confusa e concitata. Mi ritrovai steso sulla pancia sopra il letto con qualcuno che faceva il possibile per far affondare la mia faccia sul cuscino. Non mi sentivo trattenuto, ma una pesantezza improponibile si era impossessata delle mie braccia. Qualcosa ci si era sicuramente seduto sopra. Sta di fatto che la pesantezza divenne spossatezza. E quest’ultima mi fece svenire.
Rimasi incosciente per un tempo indeterminato. Nel buio pesto provocato dallo stordimento sentii salire piano allo stomaco una sensazione di “caldo” familiare… Un filo di luce si fece strada in quell’oblio pazzesco… Riconobbi la sagoma di una donna rannicchiata ai miei piedi. Sussurrava il mio nome. Aveva la voce di Miriam ma non la vedevo in faccia… era anche lei senza testa…
Avevo timore a risponderle, così, lei mi chiamava sempre più forte. Cercai di alzarmi ma non ci riuscivo. Una stanchezza aliena mi teneva bloccato sul letto. La donna urlò e mi diede un colpo tra le gambe. Sentii un dolore fittissimo simile a quello provocato da uno squarcio. Mi sentii prima umido, poi bagnato. La sensazione della perdita di liquido mi sconvolse fino al punto tale che…
Mi svegliai…
Ero a letto, maledettamente sudato e col fiatone per lo spavento. Miriam si era sistemata tra le mie gambe e mi stava facendo un succoso pompino… Ecco spiegata quella sensazione di umido tra le gambe. Mi guardava un po’ spazientita.
“Hei…, mi disse, Sono cinque minuti che provo a svegliarti in questo modo…”
“Cosa è successo?” risposi…
“Come cosa è successo?! Sei tornato molto presto oggi, così ne abbiamo approfittato per stare un po’ insieme… Come piace a me… E COME PIACE A TE… STRONZO!!! Solo che il signorino poi è caduto in letargo. Sono le sette di sera… SVEGLIAAAAA…”.
Mi alzai tappandole la bocca. La guardai negli occhi. La baciai con grande passione e poi le chiesi “Ma allora… quel tizio senza testa chi cavolo era?”
Miriam mi guardò stralunata “CHIIII ???”

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