Un amico da lontano gli invio’ la pagina web di un sito, dove una giovane coppia faceva all’amore in una posizione che conosceva e aveva fatto il mese scorso, la “Sirenetta”, perché ricordava la sirenetta di Copenaghen, nella postura. Era lei, Roberta. No, non la ragazza della foto, Roberta che aveva interpretato la “sirenetta” su di lui, in un alberghetto compiacente gestito da un amico. Scoppio’ a piangere, nulla pareva fermare quel diluvio di lacrime, ricordi, tenerezza e amore. Un vecchio che piange. Roberta aveva diciannove anni, una gran voglia d’amarlo e lui a sessantacinque anni aveva perso la testa per quella Susanna mora
e calda. Aveva tenuto conferenze all’Università della Terza Età. Corsi in certe Case di Riposo miste, di quelle intelligenti e aperte, dove la sessualità senile non era sottaciuta. Non stimolata, ma se accadeva tollerata discretamente, mai contrastata. L’aveva incontrata in uno di quei posti. Nipote gentile, premurosa con la vecchia nonna che stava vivendo, a 70 anni, una magnifica storia d’amore con un ottantenne paralizzato ma ancora attivo. Lo aveva fermato ogni volta che aveva finito il corso, lo aveva accompagnato al ristorante e pranzato con lui. Era intelligente, matura, abile parlatrice con una verve da far sorgere il sorriso ad un morto, e lui era morto sentimentalmente. Lei volle seguirlo in altre conferenze, si trasformo’ in una specie di segretaria
volontaria e segreta. Era discreta, quasi invisibile tra la folla e, all’uscita prendeva la grossa borsa e la metteva nella sua Micra che li aveva accompagnati in quel luogo. Lui non guidava, non aveva mai guidato.
Lui s’interrogava, perché non si era ribellato a quell’assedio gentile e piacevole? Cinicamente aveva pensato al Taxi. Quanti soldi risparmiati. Poi si fece in largo in lui la consapevolezza che si stava prendendo la sindrome
di Susanna al bagno. Era un Vecchione che voleva vedere carne giovane, magari solo nel viso. Non per nulla quel soggetto era uno dei soggetti piu rappresentato da vecchi pittori al culmine della loro carriera. Pittori d’ogni epoca. Lui non dipingeva ma aveva occhi critici. Non era bella, nel comun termine estetico, aveva un insieme di belle cose collocate male. Arrivarono a parlare molto della sessualità senile, Lei si sarebbe inscritta
all’Università tra un mese, voleva fare la psichiatra e la gerontologa. Lui aveva sorriso, quanta strada aveva davanti se ci fosse riuscita, tanta e lui sarebbe stato carne per vermi, alla fine di quella strada. Il sorriso nascose un velo di tristezza e autocommiserazione. Mai aveva pensato, consciamente, a lei come partner sessuale, la credeva ancora vergine. La viveva come un nipote spuntata dal nulla. Una sera, era già la decima volta che lo trasportava, si era fermata ad un casello ferroviario con le stanghe abbassate. Stava per accendergli la sigaretta nell’attesa che la manovra del treno finisse, quando i due sguardi s’incontrarono, si fermarono, si avvicinarono lenti. La sigaretta torno’ nel pacchetto sul cruscotto, spezzata da dita sorprese da
una sensazione arcana, potente, atavica. E quando il treno fini’ di passare due lebbra mal assortire si erano incontrate teneramente e le salive scambiate. Non parlarono, non diedero ascolto al clacson strombazzavate dietro. Partirono in silenzio, ognuno perso dietro l’atto compiuto. Lei si fermo ` in un viottolo scuro, arresto’ la macchia e prese le mani di un vecchio che tremava dalla paura e dalla emozione. Toccami, Remo, toccami il
seno.- Vi era tanta dolcezza in quella voce, tanto calore che le mani docili seguirono le sue su di un seno poco più che abbozzato ma sodo con capezzoli puntuti. Si sentì mormorare piano, emozionato al punto da non riconoscersi: – Lo sai che vorrò altro?- Lo so, lo puoi avere, tesoro. E finirono alberghetto poco lontano.
Fu il primo di dieci alberghi, dieci magnifiche canzoni d’amore dove uno sorbiva l’altro e l’altro si lasciava sorbire felice. Poi la “Sirenetta” , gli era venuto male. Il casino in albergo, la ragazza scortata dall’amico sino a casa, fuori da ogni sguardo. Lo portarono all’Ospedale. Falso allarme, ma quel cuore era messo male, niente fatiche… o stravizi lo guardo’ il cardiologo severamente. Lui capi’. Scriveva solamente, niente conferenze.
La moglie lo curava amorevolmente, Sirenetta piangeva al telefono, chedoveva fare? Aperse il cassetto, la Beretta stava li, bastava caricarla…
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