Sesso in piscina racconto erotico di sesso
La piscina erotica
Domenica pomeriggio. Il tempo scorre sonnolento d’estate. Lei non voleva fare niente, solo sonnecchiare sulla sdraio, all’ombra della palizzata. La piccola piscina, colma d’acqua fresca, non era un richiamo abbastanza forte. Se ne stava lì, nuda, immobile, lasciando che la mente rincorresse immagini piacevoli. Lui sguazzava nell’acqua cercando di farsi raggiungere, senza riuscirci. Aveva, allora, cominciato a spruzzarla piano. Lei nicchiava. Anche questo faceva parte del gioco. L’acqua clorata, asciugando, lasciava piccoli aloni bianchi sulla pelle calda. Lui era uscito dall’acqua e si era sdraiato su di lei bagnandola. Ormai non c’era motivo di tergiversare. L’aveva lasciato andare avanti, quindi l’aveva raggiunto, scendendo la piccola scala all’indietro. Le natiche sapientemente aperte. Quando ancora non aveva toccato il fondo della piscina, si era sentita passare la lingua, calda e ruvida, dal clitoride, al perineo e oltre. Aveva fatto male ad aspettare così tanto a scendere in acqua. I brividi caldi che salivano dal bacino, fino alle guance, avevano annullato l’impatto con l’acqua. Non poteva resistere a lungo in quella posizione. Lasciandosi andare contro di lui, subito era venuta in contatto con la sua asta già pronta. Le era bastato appoggiarsi al bordo e divaricare le gambe come quando facendo stretching dopo il corso di aqua-gym. Subito un senso di pienezza l’aveva riconciliata con il mondo. Dondolando ritmicamente, immersi sino al petto, piacevolmente sorretti dall’acqua stavano godendosi reciprocamente. Sul bordo della piscina, un’altra coppia. Si stavano accarezzando e, come per caso, ogni tanto, appoggiavano lo sguardo su di loro intuendo. Piacere, serenità, eros crescente. Era come essere fuori dal mondo, come ritornare alle origini. Lei teneva gli occhi chiusi e si lasciava cullare. Lui l’aveva rigirata e la stava tenendo per la vita, così che lei potesse abbracciargli i fianchi con le gambe. Le spinte, ora decise, facevano uscire un po’ d’acqua davanti a loro. Sempre ad occhi chiusi, si sentiva trasportare di tanto in tanto. La piacevolezza di quei momenti le impediva di voler sapere perché. Lui l’aveva portata in prossimità dei due sul bordo in modo che potessero accarezzarle i seni, pizzicandole i capezzoli, già induriti. Di chi erano quelle mani? Che importava? Le procuravano un piacere enorme. Polpastrelli femminili le stavano accarezzando il contorno delle labbra. Istintivamente schiuse la bocca per accarezzarli, a sua volta, con la lingua. Un mugolio di piacere. Le mani non giocavano più con i suoi seni, si sentiva quasi abbandonata da ciò. Un leggero tonfo, qualcuno era entrato in acqua. Una presenza dietro di lei, alta e robusta, sicuramente l’uomo sul bordo. Le dita femminili avevano lasciato il posto alle labbra e giocavano ora con le sue. Troppo bello. Baci alla base della nuca. Lentamente i due uomini l’avevano stretta maggiormente. Avvertiva una durezza nuova farsi strada nell’incavo dei glutei aperti dalla posizione in cui si trovava. Nessuna resistenza quando l’uomo cominciò la ricerca del piacere. Lui la teneva saldamente contro il suo petto e la squassava leggermente con colpi lenti e profondi, l’altro si teneva ancorato ai seni ed aveva cominciato a risalire dentro di lei. Il senso di pienezza, ora, era assoluto, il piacere, anche. Un attimo ancora e lui non c’era più. L’aveva lasciata lì, così, in balia dell’altro per guardarla dal di fuori. Lui impazziva nel vederla godere. Lei l’aveva cercato e trovato seduto sul bordo, ancora caldo, e si era riappropriata del suo piacere titillandolo con le labbra appena dischiuse, lì dove lo sapeva più sensibile. Con la foga del piacere che stava ricevendo, lo circondava di linguate calde e umide, forti, quasi feroci. Si sentiva mancare. L’orgasmo saliva ad ondate, stava per raggiungere il plateau, lo sentiva. Si muoveva veloce con il bacino e con la testa. I contraccolpi che dava sul pube dell’uomo, lo fecero capitolare in fretta con spasmi e mugolii, lasciando la presa per godere la caduta verso valle. L’acqua la sorreggeva. La bocca di lei era un sogno erotico, impossibile resistere ancora. Lei aveva aperto gli occhi per vedere le smorfie di piacere sul viso di lui e la sua mano che stava rapidamente portando all’orgasmo la signora lì vicino. In un lampo aveva incollato le proprie labbra a quelle bagnate e pulsanti della donna, roteando la lingua attorno al turgido fulcro del piacere. Altri mugolii, più profondi e gutturali. Come già aveva fatto su di lui, le labbra di lei, si impossessarono del piccolo fiore rosso di libido, fino a che le stelle cadenti furono tutte sulla donna. Era, allora, uscita dall’acqua e si era distesa con le gambe aperte, in modo che tutti potessero guardarla. Leggera come una farfalla si massaggiava il pube e scendeva fino al perineo a mano aperta. Si stava accarezzando dovunque, con tutte le dita, dentro e fuori. La voce di lui la stava accompagnando sulla vetta della montagna. Ormai era prossima a lasciarsi rotolare giù dall’altra parte. Le contrazioni era arrivate all’improvviso, ma stavano durando a lungo e il piacere defluiva lasciandola fremente, completamente aperta e spossata. Un sorriso a 360 gradi. Il sole non era più incombente. Un bagno nell’acqua ormai fredda dopo tanto calore era quello che ci voleva.
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